sabato 24 febbraio 2007

Lo fece davvero...

Sono andato una sera di dicembre
per una strada buia di campagna,
tutta deserta, col cuore in tumulto.
Avevo dietro me una rivoltella.
Quando fui certo d'esser ben lontano
d'ogni abitato, l'ho rivolta a terra
ed ho premuto.

Ha sussultato al rombo,
d'un rapido sussulto che mi è parso
scuoterla come viva in quel silenzio.
Davvero mi è tremata tra le dita
alla luce improvvisa che sprizzò
fuor della canna.

Fu come lo spasimo,
l'ultimo strappo atroce, di chi muore
di una morte violenta.

L'ho riposta
ancor tiepida, allora nella tasca
e ho ripreso la via.

Così, andando
tra gli alberi spogliati, immaginavo
quando afferrando quella rivoltella,
nella notte che l'ultima illusione
e i terrori mi avranno abbandonato,
io me l'appoggerò contro una tempia,
il sussulto tremendo che darà,
spaccandomi il cervello.

Abbozzo di Cesare Pavese, gennaio 1927

.....Lo fece davvero.

2 commenti:

Hannya ha detto...

Ricordo una lezione... anzi più lezioni a scuola, quando ero studente. Alcuni ci proponevano il suicidio come la soluzione dei vigliacchi, altri come supremo gesto di amore per la vita...
Difficile coniugare i due opposti, voi che ne dite...
"Lo fece davvero..." fu coraggio o viltà?

Fabio ha detto...

Difficile da dire. Con mia moglie che, dopo avermi sposato optò per una tesi sul "suicidio" (non voglio vedere nessi causali...) ne abbiamo parlato spesso. Mi pare peraltro che fra le due alternative sia possibile una terza via: il suicidio come morte "naturale" dovuta a malattia. La malattia è la depressione: quando è grave, uccide.