sabato 24 febbraio 2007

Lo fece davvero...

Sono andato una sera di dicembre
per una strada buia di campagna,
tutta deserta, col cuore in tumulto.
Avevo dietro me una rivoltella.
Quando fui certo d'esser ben lontano
d'ogni abitato, l'ho rivolta a terra
ed ho premuto.

Ha sussultato al rombo,
d'un rapido sussulto che mi è parso
scuoterla come viva in quel silenzio.
Davvero mi è tremata tra le dita
alla luce improvvisa che sprizzò
fuor della canna.

Fu come lo spasimo,
l'ultimo strappo atroce, di chi muore
di una morte violenta.

L'ho riposta
ancor tiepida, allora nella tasca
e ho ripreso la via.

Così, andando
tra gli alberi spogliati, immaginavo
quando afferrando quella rivoltella,
nella notte che l'ultima illusione
e i terrori mi avranno abbandonato,
io me l'appoggerò contro una tempia,
il sussulto tremendo che darà,
spaccandomi il cervello.

Abbozzo di Cesare Pavese, gennaio 1927

.....Lo fece davvero.

venerdì 23 febbraio 2007

A morte la morale? Dies Illa di Giorgio Caproni

Nessun tribunale.
Niente.
Assassino o innocente,
agli occhi di nessuno un cranio
varrà l’altro, come
varrà l’altro un sasso o un nome
perso fra l’erba.
La morte
(il dopo) non privilegia
nessuno.
Non c’è per nessuno,
bruciata ogni ormai inattendibile
mappa, nessuna via regia.



Lo stoico

(in eco)
Sei solo con la tua coscienza.



Il perfido

(c.s.)
Puoi – anche – farne senza.





Giorgio Caproni, Dies illa - Lo stoico - Il perfido, da Il franco cacciatore (1973-1982).

Può mai una poesia riassumere in così poche parole la vita?
Giorgio Caproni ce l'ha fatta.
Il solo problema sta nel scegliere se essere dalla parte dello stoico o del perfido.
Tanto nessuno ci guarda. Tanto non c'è senso nè nell'agire da stoico nè nell'agire da perfido.
Siamo inutili, siamo senza senso.

Eppure forse è proprio diventare coscienti di questo con serenità che ci potrebbe permettere di non nasconderci e di riprenderci la nostra identità. Di costruire un mondo a formato d'uomo. Quindi terribilmente stupido e proprio per questo terribilmente forte.

Una società di atei è possibile.

Mondo disumano: musica disumana

Sean Booth e Rob Brown sono due dj inglesi che un giorno hanno deciso di dare al pubblico "musica da emicrania" come loro stessi l'hanno definita.

Loro sono gli Autechre: splendido gruppo nichilista.

La copertina del loro capolavoro (Tri Repetae, 1995, vedi foto a lato) è completamente monocolore, di un verdognolo amaro. Nessun nome, nessuna scritta, nè davanti, nè dietro, nè di lato. Inconfondibile: in qualsiasi discount elettronico.

La loro musica è rumore elettronico disturbato e frenetico, che evoca i suoni della nostra quotidianità alienata.

E' musica disumana, alienante: che non comunica.

Raggela.

Eppure nei loro pezzi si insinuano brandelli di speranza: qualche ritorno lirico di umanità affranta ma non morta si fa strada nel rumorismo industriale, sale poco per volta, faticosamente: metafora del nostro futuro e della nostra vita...
timorosa del nulla o innamorata di esso?

giovedì 22 febbraio 2007

Pizziche nichiliste

A lato potete vedere la foto di un'insegna di un locale,
scattata quest'estate ad Otranto.

L'invito (il sottotitolo al nome del locale) è profetico e profondissimo.

La pongo qui dopo Sigur Ros, Pavese, Joy Division, Marco Ferreri, Gioachino Belli, come sesto capolavoro di nichilismo.

La vita dell'uomo di Giuseppe Gioachino Belli (Roma, 18 gennaio 1833)

Nove mesi a la puzza: poi in fassciola (1)
tra sbasciucchi (2), lattime e llagrimoni:
poi p’er laccio (3), in ner crino (4), e in vesticciola,
cor torcolo (5) e l’imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l’abbeccè, le frustate, li ggeloni,
la rosalía, la cacca a la ssediola,
e un po’ de scarlattina e vvormijjoni (6).

Poi viè ll’arte, er diggiuno (7), la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d’istate, la neve d’inverno...
E pper urtimo, Iddio sce (8) bbenedica,
viè la Morte, e ffinissce co l’inferno.


Note per la comprensione:

1 Il bambino in fasce dicesi sempre cratura in fassciola. 2 Baci dati con insistenza. 3 Cinghia attaccata dietro le spalle de’ bambini per sorreggerli ne’ loro primi mesi di cammino. Può presso a poco paragonarsi al tormento della corda. 4 Canestro in forma di campana, aperto in alto e nella base, entro cui si pongono i bambini, che lo spingono col petto e tengonsi ritti in esso nel camminare. 5 Salva-capo contro le cadute. 6 Vormiglioni: vaiuolo. 7 Digiuno ecclesiastico che principia all’anno ventunesimo. 8 Ci.

mercoledì 21 febbraio 2007

Solo il suicidio è arte

Ferreri è morto di morte naturale nel 1997.
I Sigur Ros sono vivi e vegeti e si sono prostituiti all'EMI (etichetta per masse) nel loro ultimo album.
Pavese ha donato la sua vita al nulla col suicidio.

Ora vi presento Ian Curtis, splendida voce dei Joy Division, gruppo degli anni 80 di matrice decisamente soft dark.

Soprattutto Ian Curtis era il gruppo.

Dopo due capolavori mastodontici con testi che svenano i polmoni, Ian Curtis decise di suicidarsi (18 maggio 1980, mentre Johanni Paoli II soffiava le candeline).

Aveva penetrato il nulla.

Unknown Pleasures e Closer sono due cd radicali.

New Dawn Fades (La nuova alba si dissolve) tocca il non senso che ci corre nelle vene.

Brutale e distante: chi ascolta questa musica arriva alla fine dei cd con un senso di paura alienante ma con una voglia di vita travolgente.

Lunare.

Se non mangi non puoi morire

Dopo i Sigur Ros (gruppo rock alt islandese di Reykiavik nato alla fine degli anni 90) e Cesare Pavese, vi presento un'altra opera ultra-nichilista, anzi una delle più sublimi:

La grande abbuffata di Marco Ferreri (1973)

Per chi non conoscesse Marco Ferreri: meglio se non lo conoscete, se non volete star male e morire per sempre. La morte vera, intendo: quella che avviene in vita.

Ferreri era un rappresentante di liquori che un giorno decide di far film: ha piazzato un capolavoro dietro l'altro. Ha sconvolto la società bene, ha bucato i benpensanti. Se n'è fregato dei ghirigori: lui voleva solo dire la verità, cantare la vita in tutta la sua radicalità. Non ha scelto la via poetica di Pavese, nè quella trasfigurante dei Sigur Ros: ha scelto la spontaneità di una verità repellente.

La frase chiave del film è: "ma stavolta è diverso. Se non mangi non puoi morire"

La trama brevemente: quattro amici si riuniscono in una villa per suicidarsi insieme mediante una progressiva consunzione fisica causata dal consumo di cibo e sesso senza limiti. Ci riescono, in piena coscienza.

La frase la dice uno dei quattro ad un amico che ormai sta scoppiando di cibo e non vorrebbe più mangiare perchè non ce la fa. Allora l'amico lo sforza e lo imbocca dicendogli appunto questa fatidica frase. (vedi foto)

Censurato in mille modi dalla simpatica inquisizione italiana, per fortuna a qualcuno il messaggio è arrivato.

Geniale.

martedì 20 febbraio 2007

L'uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov'è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest'è l'ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquìo.
L'uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

Non c'è cosa più amara che l'alba di un giorno
in cui nulla accadrà. Non c'è cosa più amara
che l'inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall'alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l'uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov'è un letto di neve. La lentezza dell'ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.

Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l'alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L'uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l'ultima stella si spegne nel cielo,
l'uomo adagio prepara la pipa e l'accende.

Cesare Pavese, Lo steddazzu


Questa è la nostra vita.
Non è una metafora: è la realtà.


Signori e signore,

ci avete mai pensato alla
vita?

avete mai dato ascolto alla vostra
paura?

avete mai avuto il coraggio di
mandare a fare in culo
tutto ciò che vi allontana dalla
vita per scopare finalmente e
liberamente il nulla
che ci circonda?

avete mai pensato di sfidare
la vostra
mente?

di farla finita?

il non senso è la nostra patria.

il non senso ci circonda.

il non senso è dentro di noi.

corre nelle nostre
vene.

ci corrode.

la vita è una parentesi di
nulla.

a nulla vale niente.

siamo accumuli di
vuoto.

montagne di
niente.

l'inutilità è la nostra
sofferenza.

siamo inutili.