Dopo i Sigur Ros (gruppo rock alt islandese di Reykiavik nato alla fine degli anni 90) e Cesare Pavese, vi presento un'altra opera ultra-nichilista, anzi una delle più sublimi:
La grande abbuffata di Marco Ferreri (1973)
Per chi non conoscesse Marco Ferreri: meglio se non lo conoscete, se non volete star male e morire per sempre. La morte vera, intendo: quella che avviene in vita.
Ferreri era un rappresentante di liquori che un giorno decide di far film: ha piazzato un capolavoro dietro l'altro. Ha sconvolto la società bene, ha bucato i benpensanti. Se n'è fregato dei ghirigori: lui voleva solo dire la verità, cantare la vita in tutta la sua radicalità. Non ha scelto la via poetica di Pavese, nè quella trasfigurante dei Sigur Ros: ha scelto la spontaneità di una verità repellente.
La frase chiave del film è: "ma stavolta è diverso. Se non mangi non puoi morire"
La trama brevemente: quattro amici si riuniscono in una villa per suicidarsi insieme mediante una progressiva consunzione fisica causata dal consumo di cibo e sesso senza limiti. Ci riescono, in piena coscienza.
La frase la dice uno dei quattro ad un amico che ormai sta scoppiando di cibo e non vorrebbe più mangiare perchè non ce la fa. Allora l'amico lo sforza e lo imbocca dicendogli appunto questa fatidica frase. (vedi foto)
Censurato in mille modi dalla simpatica inquisizione italiana, per fortuna a qualcuno il messaggio è arrivato.
Geniale.
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